Roma musulmana? Parliamone.

Roma musulmana? Parliamone prima di far danni…

Molti si riempiono la bocca con il famoso detto del Profeta (s) che prediceva la liberazione di Roma per mano dei musulmani.

Ma pochi hanno riflettuto a fondo sul suo significato profondo.

In questo articolo spiegherò:

  • perché quelli che vogliono oggi “liberare” Roma devono assolutamente essere fermati (se no ci rimettiamo tutti, musulmani e non musulmani);
  • qual è la priorità dei musulmani di oggi affinché un giorno possano eventualmente avere un ruolo effettivo di esempio per l’umanità;
  • cosa puoi fare TU in tutto questo.

Per liberare una città, un paese o un continente dalla corruzione, dall’oppressione, dall’ingiustizia e dalla povertà, bisogna essere in grado di dare giustizia, solidarietà, misericordia, equità ecc….

Per liberare una città, ci deve essere qualcuno che vuole essere liberato. E questo qualcuno deve ammirare ed amare il liberatore.

Finché i musulmani non saranno portatori di giustizia, equità, solidarietà, misericordia e civiltà – come in alcune epoche del passato – non saranno mai riconosciuti come liberatori.

Se per Roma musulmana si intende una Roma piena di bigotti, ignoranti, disadattati e maschilisti…allora non è questo che vogliamo.

Se invece si intende una Roma basata su ciò che Dio ci ha raccomandato, ovvero la Misericordia, l’altruismo, la libertà di scelta, la generosità, la giustizia, l’opposizione alla corruzione e la solidarietà con il debole…allora le porte verranno aperte ai musulmani da chi a Roma ci vive.

SONO I FATTI CHE CONTANO, NON LE PAROLE.

Pensaci un attimo: una buona parte dei paesi a maggioranza islamica sono sfasciati, con una corruzione dilagante, con l’ignoranza alle stelle, pieni di povertà e di ingiustizia sociale…

Cosa vogliamo aiutare gli altri, se i musulmani stessi sono imprigionati in situazioni peggiori?

Tutta questa situazione di “sfascio” è innanzitutto frutto di un pensiero e di una comprensione della religione islamica malsani e pericolosi per noi stessi, prima che per gli altri.

Qualcuno dirà: “Ah ma siamo stati colonizzati! E’ per quello che siamo ridotti così! Non c’entra niente il pensiero e la comprensione religiosa!”

Ma ci si dimentica che per essere colonizzati, bisogna essere “colonizzabili”.
Il fatto che gran parte dei territori musulmani sono stati colonizzati significa che eravamo deboli.
E ricorda che la debolezza materiale è sempre figlia di un pensiero e di credenze depotenzianti.

I risultati e le situazioni sono il frutto delle azioni, che sono frutto delle abitudini, che sono frutto del pensiero e delle convinzioni.

Per risolvere il problema alla radice, bisogna lavorare innanzitutto sul pensiero e sulle credenze dei musulmani, a partire dalla comprensione dell’Islam.

Con questo non voglio giustificare la colonizzazione. Ma per una volta, invece che concentrarci su cosa hanno sbagliato gli altri, è utile individuare le nostre lacune e lavorarci sopra.

Perché parlo di questo? Per incoraggiare i musulmani a conquistare Roma? Per sbugiardare la profezia?

Niente di tutto questo. La profezia su Roma è criptica, da interpretare. E non è possibile sapere quando si avvererà: fra 400 anni, fra 1000 anni…Dio solo lo sa e a noi questo non deve importare.

Oggi non siamo in un’epoca in cui possiamo essere considerati dagli altri come dei liberatori. Ne a Roma, ne altrove.

Oggi siamo in un’epoca in cui dobbiamo lavorare su noi stessi e sulle numerose contraddizioni che caratterizzano il pensiero di una consistente parte della nostra comunità. Questa è la nostra priorità.

Dobbiamo estirpare il maschilismo, dobbiamo promuovere la capacità di dialogare con chi non la pensa come noi, dobbiamo imparare ad accettare la diversità di opinione, dobbiamo imparare ad apprezzare e proteggere le libertà a cui ha diritto l’essere umano, dobbiamo riportare la spiritualità e l’educazione ad essere delle priorità e tanto altro ancora.

Solo allora potremo di nuovo essere d’esempio per l’umanità e solo allora potremo guidare il mondo verso un futuro migliore e prospero.

Ma basta parlare di massimi sistemi e passiamo alla pratica…

…COSA POSSIAMO FARE IO E TE PER MIGLIORARE LA CONDIZIONE DELLA NOSTRA COMUNITA’?

Le cose da fare sono tante. Qualche tempo fa avevo scritto un articolo che si intitolava Guida pratica per migliorare il mondo.

Qui voglio invece concentrarmi su un punto in particolare.

Si parla sempre di massimi sistemi. Si parla sempre di comunità, di Umma, di giustizia nel mondo e tanto altro.

Ma se ci pensi, alla fine il mondo, la Umma, la comunità è formata da individui, come me e te.

Se ognuno di questi individui cominciasse a lavorare su stesso, raffinando il proprio pensiero, coltivando la propria spiritualità, facendo il proprio sforzo per migliorare se stesso (= jihad annafs), la comunità farebbe passi da gigante.

Anche la parola “lavorare su se stessi” è troppo generale, astratta, quasi fumosa.

Approfondirò in un altro articolo il tema, ma ti do qualche spunto già qui su alcuni modi pratici per lavorare su se stessi:

  • coltivare la spiritualità: ogni mese dobbiamo sforzarci di essere migliori rispetto al mese precedente a livello spirituale. Anche se di poco. Come? Leggendo (e riflettendo) un po’ di più sul Corano, digiunando qualche giorno in più, pregando di più e con maggiore concentrazione ecc… In giro per il blog ci sono numerosi articoli al riguardo e periodicamente condivido riflessioni e consigli per migliorare la propria pratica spirituale (clicca qui per rimanere aggiornato/a)
  • leggi: la lettura ci permette di coltivare, arricchire ed elaborare il pensiero e le convinzioni. Cerca di leggere più che puoi. Non romanzi (o non solo). Saggi, libri di crescita personale, biografie, libri storici ecc… E ricorda: diversifica le fonti e i punti di vista.
  • tieni un diario: non mi stancherò mai di ripeterlo. Il diario mi ha rivoluzionato la vita. Ogni giorno (o anche una volta a settimana all’inizio) rifletti su come sta andando la tua vita, cosa c’è da correggere, cosa invece va bene e così via.

Se tutti applicassimo questi 3 punti, credo che la nostra comunità ne gioverebbe tantissimo.

Ma intanto facciamo così: cominciamo ad applicarli io e te.
E condividi l’articolo con i tuoi contatti su fb, WhatsApp, ecc… Magari riusciamo a coinvolgere qualcuno con noi 😉

A presto in sha’a Allah,

Abed Elbakki

 

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(periodicamente ti manderò anche riflessioni e consigli per coltivare la spiritualità)





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Abedelbakki

Eterno studente di scienze islamiche, appassionato di storia islamica, filosofia e psicologia. Fondatore di www.vitaislamica.it

4 thoughts on “Roma musulmana? Parliamone.

  1. Hai perfettamente ragione in quanto se noi non riusciamo a migliorare in alcun modo la qualità delle nostre relazioni fraterne,non riusciamo a costruire la pace dentro alla nostra famiglia tanto meno riusciremo a farlo con parole vuote slogans privi di significato utili solo per spaventare le persone…Sinceramente cre3do che nessuno voglia veramente conquistare qualcosa prima di tutto perché non ne avrebbe la possibilita’ concreta poi perché i musulmani sono gia a Roma come cittadini e non come conquistatori Credo che questa ,,minaccia,, sia stata ingrandita dai nostri avversari sui media e che i romani non devono in alcun modo aver paura di noi

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