Quando anche io “NON CREDEVO”

Nell’articolo, intitolato “i 3 principali cattivi rappresentanti dell’Islam” abbiamo affrontato il discorso di coloro che si sono allontanati dalla religione islamica per colpa dei suoi cattivi rappresentanti.

Avevo accennato al fatto che anch’io avevo avuto un periodo in cui avevo delle domande a cui non trovavo risposta.

E in seguito ad alcune domande poste da alcuni lettori, volevo parlarne un pochino in questo articolo.

Erano i miei ultimi 2 anni delle superiori.

Frequentavo il liceo scientifico. Ero affascinato dalle materie umanistiche e dalla loro profondità.

Leggevo libri di grandi scrittori, partecipavo a seminari interessantissimi e avevo una professoressa di filosofia fantastica (e severissima).

Poi però andavo in moschea…e sbattevo il muso contro discorsi quasi infantili. Gli argomenti erano banali. E come se non bastasse quando esprimevo dei dubbi riguardo a una determinata questione, le risposte mi facevano sanguinare le orecchie.

Da una parte – negli ambienti scolastici ed accademici – ero a contatto con persone con grande spessore culturale e intellettuale, mentre dall’altra – negli ambienti religiosi  – mi trovavo davanti a risposte banali alle domande esistenziali (se non addirittura illogiche e incoerenti).

E, come se non bastasse, quando facevo domande scomode, mi si rispondeva che quei dubbi sono frutto del “sussurro satanico” che si insinuava tra me e Dio.

Citazioni come “la religione è l’oppio dei popoli” (Karl Marx) cominciavano a suonare bene nella mia testa e cominciavano a far emergere sempre di più le mie perplessità.

Nonostante tutti questi dubbi e queste perplessità ho continuato a praticare, seguendo un po’ il ragionamento di B. Pascal. 

Per chi non conoscesse la scommessa di Pascal, la riassumo qui.

Praticamente lui dice che conviene credere in Dio perché:
– se Dio esiste, si ottiene la salvezza;
– se ci sbagliamo, si è vissuto un’esistenza lieta rispetto alla consapevolezza di finire semplicemente in polvere.

Ecco: ero più o meno guidato da un ragionamento del genere.

Tuttavia, dopo qualche mese, non potevo più convivere con il dubbio. Non ce la facevo a spegnere le domande. Alcuni sacrifici non potevano essere fatti senza una profonda convinzione.

Invidiavo chi andava avanti senza domande. Invidiavo le persone sicure della propria fede.

Così alla fine cercai di prendere in mano la situazione e cominciai a ricercare seriamente, determinato a non fermarmi senza un verdetto chiaro.

Ho confrontato le argomentazioni di chi non crede con le argomentazioni di chi crede. Ho approfondito cercando più risposte ad ogni mia domanda.

E ricercando ho scoperto una cosa molto interessante. Ho imparato una lezione che vorrei condividere con te e che spero ti possa essere utile.

LA LEZIONE CHE HO IMPARATO…

La lezione che ho imparato è banale quanto importantissima: i musulmani non sono tutti come quelli del centro islamico della mia città.

Ho scoperto che in giro per il mondo ci sono delle menti acutissime, dei sapienti enciclopedici e preparati sia sulle discipline religiose, sia su quelle “terrene”. Personalità dal pensiero profondo e coerente.

Ho scoperto quindi che l’errore non era nell’Islam. L’errore lo commettevo io, giudicando il livello dell’Islam attraverso il livello culturale della comunità islamica italiana.

In fondo devo biasimare solo me stesso. Sono io che non mi sono reso conto del fatto che la maggior parte dei frequentatori dei centri islamici italiani sono immigrati con poca cultura e scarsa istruzione umanistica.

Anche i laureati che abbiamo della prima generazione sono per lo più “tecnici”, come gli ingegneri, i medici, i farmacisti, i dentisti ecc…

Tutte lauree rispettabilissime, ma non ti danno molto dal punto di vista culturale. Ti insegnano semplicemente un mestiere.

Attenzione: non sto dicendo che un dentista non può essere colto e profondo. E non sto dicendo che un postino, solo per il fatto di essere tale, automaticamente è un ignorante.

Se un muratore/saldatore/postino/dentista/farmacista leggesse tutte le sere per un’ora, invece che accasciarsi sul divano davanti alla televisione, diventerebbe nel giro di pochi anni più profondo e consapevole di un laureato in filosofia.

E allo stesso modo non è che perché uno si laurea in filosofia allora automaticamente diventa più consapevole e profondo.

Qui sto parlando di ciò che accade nella maggior parte dei casi, senza voler generalizzare o etichettare.

Beh, tornando a noi e tagliando corto, come avrai già capito, alla fine sono arrivato a credere con fermezza e convinzione in Dio e nell’Islam.

E oggi ringrazio Dio tutti i giorni per il Suo grande dono.

Come ho scritto anche in altri articoli, lo scopo di questo blog è anche questo. Creare contenuti per chi è alla ricerca di risposte e informazioni, senza cadere nelle spiegazioni banali dal punto di vista intellettuale, ma allo stesso tempo parlando un linguaggio semplice ed accessibile.

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Anche per questo articolo ho finito. Ho voluto condividere con te questa esperienza per trasmetterti la lezione che ne ho tratto. Spero ti sia utile.

Per ora ti saluto. Alla prossima in shaa Allah.

Abed Elbakki

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Abedelbakki

Eterno studente di scienze islamiche, appassionato di storia islamica, filosofia e psicologia. Fondatore di www.vitaislamica.it

4 thoughts on “Quando anche io “NON CREDEVO”

  1. Caro fratello consiglio caldamente ai giovani musulmani di nascita o neomusulmani di non fermarsi assolutamente a quello che gli viene insegnato nelle moschee italiane Personalmente e come moschea Al Huda ,nonostante il fatto che seguiamo più di 450 bambini ai quali insegnamo la lingua araba nella scuola dell Associazione,che gli stessi testi maltradotti che ci vengono regalati per la dawa agli italiani assolutamente non sono adatti al nostro contesto sono scientificamente fallaci in alcuni aspetti e spesso contengono affermazioni discutibili Consiglio i fratelli di raggiungere luoghi sapienziali nati e cresciuti sulla consapevolezza dei Sapienti europei o americani, turchi albanesi bosniaci Insomma europei.Leggete tanto e leggete dopo i classici tafsir risalenti a secoli fa le opere dei musulmani della Nahda e quelli degli europei accademici che siano musulmani praticanti o vicini ad essi Cio’ e’ fondamentale per non essere una Umma bigotta ed ignorante oppure lassista ed ignorante In questo caso tutto fa brodo purche siano opere di qualita’

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