“Presentare l’Islam”. Docente: il cugino del Profeta (s), Ja’far.

Spesso siamo chiamati a presentare l’Islam a persone che non lo conoscono.

E quando ci troviamo in queste situazioni ci mettiamo a parlare della preghiera, dei 5 pilastri,  del velo e di altri dettagli, non spiegando invece il vero senso dell’Islam e il suo fulcro.

La domanda è: come facevano i compagni del profeta (s) a presentare l’Islam?
Come riuscivano a trasmettere subito la grandezza dell’Islam, nel giro di poche frasi?
Possiamo trarre dal loro modo di presentare l’Islam qualche principio e adattarlo alla nostra epoca?

In questo articolo cercheremo di trovare le risposte a queste e ad altre domande analizzando un aneddoto tratto dalla Sira Nabawia [=la vita del Profeta Muhammad (s)] che è emblematico a questo proposito.

Inoltre in fondo all’articolo ho una piccola sorpresa per te 😉

CONTESTUALIZZAZIONE DELL’ANEDDOTO

Come sicuramente saprai, a seguito delle violente persecuzioni che i musulmani subirono da parte dei Meccani, il Profeta Muhammad (s) permise ad alcuni
suoi Compagni di emigrare in Abissinia,
finché le acque non si sarebbero calmate.

Perché proprio in Abissinia?
Troviamo la risposta nelle indicazioni che il Profeta (s) diede ai suoi Compagni:
“Andate nel paese degli Abissini e troverete un re sotto la cui tutela nessuno soffre ingiustizie. È una terra di religione e sincerità. Rimaneteci finché verrà il tempo in cui Dio vi soccorrerà da ciò che state attualmente soffrendo.”

Il sovrano dell’Abissinia, il Negus
(nella letteratura araba è chiamato An-Najashi) era cristiano e gli emigranti – ottanta in tutto – furono ben accolti in Abissinia e fu loro accordata piena libertà di culto.

I capi qurayshiti della Mecca – temendo le conseguenze strategiche che si sarebbero verificate per via della vicinanza tra i musulmani e la potente nazione cristiana dell’Abissinia – inviarono due dei loro uomini accompagnati da una grande quantità di doni per il Negus cristiano, al fine di convincerlo a rimandare indietro gli emigranti, servendosi di una narrazione falsa che mirava a mettere in cattiva luce i musulmani agli occhi dei cristiani.

Infatti i “delegati” meccani raccontarono al Negus che quelli scappati erano solo dei ribelli che volevano creare disordine, anarchia e che – oltretutto – erano degli eretici che non credevano né nella religione degli arabi, né nel cristianesimo.

Il giusto governante dell’Abissinia, dopo l’insistenza dei meccani, rispose:
“No, per Dio, non li tradirò! Sono persone che hanno cercato la mia protezione, che hanno fatto del mio paese la propria dimora e che hanno scelto me fra tutti gli altri!
Non li manderò via senza averli radunati e interrogati su ciò di cui li accusate.
Se sarà vero ciò di cui vengono accusati, allora ve li consegnerò in modo che possiate riportarli al loro popolo. Ma se non sarà così, allora rimarrò il loro protettore finché essi chiederanno la mia protezione.”

Il Negus radunò i suoi vescovi e mandò a chiamare i compagni del Profeta (s) e chiese loro:
<<Cos’è questa nuova religione che vi ha portato a separarvi dalla vostra gente e che non vi ha nemmeno portati a entrare né nella mia né in quella di nessun altro dei popoli vicini?>>

A questo punto Ja’far Ibn Abi Talib (r) si fece avanti per rispondere.
Come ha risposto? Di cosa ha scelto di parlare? Della preghiera? Del wudu’? Dei 5 pilastri? Del velo?

Continua a leggere…lo scoprirai tra poco 😉

CORSO DI PRESENTAZIONE DELL’ISLAM. DOCENTE: JA’FAR IBN ABI TALIB (r).

Ja’far Ibn Abu Talib (r) era il cugino del Profeta (s).

Abu Talib – suo padre e zio del Profeta (s) – era un uomo conosciuto e rispettato.
Mandando avanti a parlare Ja’far i musulmani volevano dimostrare subito al Negus che – a differenza di come li avevano descritti i capi Meccani – non erano 4 “casinisti anarchici” che volevano creare disordine.

Anzi, erano persone rispettabili, figli di famiglie conosciute per la loro generosità e per la loro integrità morale.
Ja’far Ibn Abi Talib stesso era una grande persona, rispettata, poiché si metteva al servizio della sua città e della società in cui viveva.

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Lezione numero 1.

Ognuno di noi deve rivolgersi a se stesso e chiedersi: 

Perché dovrei meritare il rispetto di chi mi ascolta?
L’autorevolezza e il rispetto ce lo si procura con il servizio per il prossimo. Io sono utile per la comunità? Sono utile per la società in cui vivo?

Voglio presentare l’Islam: cerco di applicarne gli insegnamenti? Si vedono su di me i benefici dell’Islam?

I fatti devono precedere le parole.
Sono al servizio dell’umanità? Cosa sto facendo per lasciare questo mondo migliore di come l’ho trovato?”

Ecco, se abbiamo delle risposte dalle quali emerge che abbiamo un profilo “rispettabile”, allora possiamo cimentarci nel presentare l’Islam e nel mostrare alla gente ciò in cui crediamo.

Se invece ci accorgiamo che siamo pieni di edulcorate teorie, mentre su di noi non ci sono gli effetti positivi di ciò di cui parliamo, allora è meglio evitare di fare brutta figura…e di farla fare all’Islam.

AlhamduliLlah nella nostra comunità c’è un sacco di gente “rispettabile” che è in grado di presentare l’Islam nel migliore dei modi e ne da una buona immagine.

Ma c’è altrettanta gente che si riempe la bocca dei grandi principi e insegnamenti che l’Islam ci dà, senza essere d’esempio, senza avere quelle caratteristiche per cui una persona diventa autorevole e degna di ascolto (conoscenza dell’Islam, conoscenza della lingua, conoscenza della cultura di chi abbiamo di fronte, utilità e servizio per la società…).

Quindi la lezione numero 1 è: sii all’altezza del Messaggio che comunichi.

 

La gente prima di ascoltare quello che dici, vede quello che fai.

 

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Una volta compresa la prima lezione torniamo alla storia.

Cosa rispose Ja’far Ibn Abi Talib (r), in seguito all’interrogazione del Negus?
Vediamolo subito e analizziamo insieme pezzo per pezzo il suo modo di presentare l’Islam.

Ja’far: <<O re, noi eravamo un popolo di idolatri, commettevamo cose abominevoli e il più forte sopraffaceva il più debole.

Questo accadeva, finché Dio ci inviò un Messaggero scelto tra la nostra gente, una persona di cui conoscevamo la veridicità, l’onestà e l’integrità.

Egli ci chiamò a Dio per adorarLo, testimoniare la Sua unicità e rinunciare alle statue e agli idoli. Ci ordinò di parlare senza mentire, di adempiere alle nostre promesse, rispettare i diritti dei nostri vicini e dei nostri parenti e di astenerci dal crimine e dal versar sangue.>>

Fermiamoci un attimo qui per parlare della seconda lezione che si può trarre da questa presentazione.

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Lezione numero 2.

Ja’far cosa ha fatto? Si è messo a parlare a ruota libera come fanno molti di noi?
Si è messo a parlare dei dettagli dell’Islam?
Per presentare l’Islam si è buttato sui 5 pilastri dell’Islam, senza spiegare cosa sorreggono i pilastri e che obiettivi hanno?

Assolutamente no!

Si è messo nei panni del suo interlocutore e si è messo a rispondere alle sue domande mentali.

Qual’era il problema? Qual’era l’esigenza? Perché c’era bisogno di un Messaggero? Perché c’era bisogno del Messaggio?

Risposta: “O re, noi eravamo un popolo di idolatri, commettevamo cose abominevoli e il più forte sopraffaceva il più debole…”

Dopo di che Ja’far ha cominciato a presentare chi è arrivato con “la soluzione” al problema: “Dio ci inviò un Messaggero…”.

Poi, sempre mettendosi nei panni del Negus, ha risposto a queste domande:
C’è da fidarsi di questo “Profeta”? Cosa vi ha portato a credere in questa persona? Perché vi siete fidati?

Risposta: “…un Messaggero scelto tra la nostra gente, una persona di cui conoscevamo la veridicità, l’onestà e l’integrità…”.

Insomma non il primo che passa.

Bene: qual’è la proposta? Qual’è la soluzione al problema?

Risposta: “…Egli ci chiamò a Dio per adorarLo, testimoniare la Sua unicità e rinunciare alle statue e agli idoli. Ci ordinò di parlare senza mentire, di adempiere alle nostre promesse, rispettare i diritti dei nostri vicini e dei nostri parenti e di astenerci dal crimine e dal versar sangue…”.

Quindi fino a qui Ja’far ha presentato in 30 secondi l’Islam. Ha parlato di principi universali e di obiettivi. In pochi secondi è riuscito a tramettere tutto ciò che serviva.
Se poi il Negus avesse avuto dei dubbi, avrebbe chiesto.

Quindi, che tu debba presentare l’Islam o qualsiasi altra cosa, assicurati sempre di rispondere a queste 2 domande:
– Qual’è il problema?
– Qual’è la soluzione?
…e nel farlo cerca di anticipare le obiezioni mentali del tuo interlocutore.

Esercizio:
nei commenti, tenendo conto della cultura di oggi in Europa, prova a presentare l’Islam riassuntivamente usando al massimo 200 parole.

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E’ chiara la seconda lezione?
Torniamo alla storia.

Ja’far, dopo aver presentato l’Islam in 30 secondi, cominciò a parlare del motivo per cui sono emigrati in Abissinia.

“Così noi adoriamo solo Dio non anteponendo nulla a Lui.
Per questi motivi la nostra gente [i qurayshiti, gli abitanti di Mecca] ci ha perseguitati per farci rinnegare questa religione e farci tornare all’adorazione degli idoli…”.

Quindi, esprimendo il concetto con parole attuali, i compagni del Profeta (s) emigrarono alla ricerca di un luogo che garantisse la loro libertà di culto.

Poi Ja’far continuò: “…Ecco perché siamo venuti nel tuo paese, scegliendoti fra tutti. Siamo stati felici sotto la tua protezione ed è nostra speranza che qui con te non ci verrà fatto torto alcuno”.

Fermiamoci qui per vedere insieme la terza lezione che si può trarre da questa storica presentazione.

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Lezione numero 3. 

Valorizza i pregi di chi hai davanti. Mostra rispetto. 
Non fare il “portatore della Verità” che è irrispettoso di chi non la pensa come te.

Dico questo perché conosco alcuni musulmani che, nonostante usufruiscano del benessere, delle libertà, delle possibilità che l’Italia mette loro a disposizione, continuano comunque ad avere un senso di superiorità nei confronti dei “miscredenti”.

Il fatto che le persone non credano è un affare tra loro e Dio. Non sei tu che devi giudicare.
Magari, alla fine dei conti, loro finiscono in paradiso e tu all’inferno (che Allah ti protegga e ci protegga da esso). Non sai come si concluderà la loro vita…e nemmeno la tua.

Non sai perché loro in questo momento non credono. Solo Dio sa e quindi solo Lui può giudicare.

E’ Allah che ci ha donato la Guida. Non è merito nostro.
A loro darà altri “strumenti” e Li giudicherà con Giustizia (e Misericordia), in base a quello che sapevano e in base alle loro intenzioni interne, che né io né te possiamo conoscere.

Quindi: porta rispetto per il tuo interlocutore e non sentirti superiore.
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Torniamo alla storia.

A questo punto il Negus chiese loro di citare qualche cosa dalla rivelazione che il Profeta (s) aveva ricevuto.

Ja’far aveva diverse Sure (=capitoli) del Corano tra cui scegliere.

Quale ha scelto secondo te per presentare l’Islam più efficacemente al Negus? Ha scelto di parlare di argomenti che non interessavano per niente al suo interlocutore?
Ovviamente no…

Ja’far recitò alcuni passi del Corano in cui si narrava la storia della purissima Maria (s) e del concepimento miracoloso di Gesù (s), nato per volontà di Dio senza un padre, affinché sia un segno e una misericordia per l’umanità.

Uditi questi versetti il Negus pianse e disse: <<Questo in verità proviene dalla stessa fonte da cui proviene ciò che ci ha dato Gesù (s)>>.

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Lezione numero 4. 

Quando presenti l’Islam, cerca di evidenziare le cose positive in comune,
prima delle differenze.

Trova lo spazio comune su cui costruire una relazione di amicizia, piuttosto che cercare le differenze su cui costruire poi lo scontro.

Tra le tante Sure che Jafar aveva a disposizione, ha scelto proprio quella in cui si parlava dell’importanza di Gesù e di Maria nella nostra religione. Questione sicuramente cara ad ogni cristiano come il Negus.
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Sentiti questi versetti il Negus si rivolse ai due inviati qurayshiti e disse:
<<Andate!! Per Dio, non ve li consegnerò mai>>.

Allora uno dei due qurayshiti, in corner, cercò di affossare i musulmani dicendo al Negus:
<<O re, essi proferiscono un’enorme menzogna riguardo a Gesù, dicono che è un servo di Dio>>.

Così il Negus incuriosito chiese al gruppo di musulmani che cosa dicessero di Gesù, figlio di Maria.

Ja’far rispose:
<<Diciamo di lui quello che il nostro profeta ci ha riferito, cioè che è servo di Dio, Suo Messaggero, Suo Spirito e Suo Verbo, che Egli ha inviato a Maria, la Vergine benedetta.>>

Il Negus allora tracciò per terra con il suo bastone due righe parallele una vicina all’altra e disse: “La distanza tra ciò che diciamo di Gesù figlio di Maria e quello che dite voi di lui è come la distanza tra queste due righe”.

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Lezione numero 5. 

Abbiamo detto che è importante parlare un linguaggio adatto alla cultura del nostro interlocutore.   Abbiamo detto che è importante trovare i punti in comune.

Questo non significa che quando dobbiamo presentare l’Islam nascondiamo le differenze o ce ne vergogniamo. Anzi. E’ importante comunicare anche la differenza. E’ importante farlo al momento giusto, dopo aver costruito le basi di una comunicazione efficace, basata sul rispetto e sull’amicizia.

Dico questo perché, come ci sono i super-scontrosi che non vedono l’ora di dibattere sulle divergenze, purtroppo ci sono anche quelli che, pur di compiacere gli ascoltatori, si mettono a nascondere o a girare attorno a concetti in cui divergiamo con il nostro interlocutore.

Dialogare non significa annullare le differenze. Significa che costruiamo una relazione sulle questioni in comune e ci confrontiamo con rispetto sulle questioni su cui divergiamo.
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Infine il Negus rivolgendosi a Ja’far e ai suoi compagni disse:
<<Andate in pace, perché nel mio paese sarete salvi e nemmeno per una montagna d’oro farò del male a uno solo di voi>>.

Chiaramente dopo una presentazione così magistrale il risultato è stato positivo.

CONCLUSIONI + SORPRESA!

Se sei arrivato fino a qui, mi complimento con te!

Abbiamo parlato di alcuni principi da tenere presenti nel momento in cui dobbiamo presentare l’Islam e nelle occasioni in cui ci confrontiamo con persone che credono in qualcosa di diverso.

Siamo in un epoca in cui l’Islam è sotto i riflettori, in un modo o nell’altro.
Se questa è una cosa positiva o negativa dipende solo da noi.

Possiamo decidere di lamentarci del fatto che tutti ci attaccano, che i media sono inaffidabili e che la gente è ignorante…o possiamo sfruttare l’interesse che si è sviluppato attorno al tema “Islam” per presentare l’Islam al mondo e mostrare ciò in cui crediamo veramente.

Ecco perché sull’arte del presentare l’Islam e sulla Da’wa (=invito a conoscere l’Islam) scriverò moltissimi altri articoli. E’ un argomento importantissimo oggi.

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Ti saluto lasciandoti con la sorpresa. Si tratta di una rappresentazione cinematografica dell’aneddoto di cui abbiamo parlato.
Il video è tratto dal famoso film IL MESSAGGIO del 1976 diretto da Moustapha Akkad.

A me piace molto e mi fa riflettere ogni volta che lo vedo.
Spero lo stesso valga per te e spero ti sia di ispirazione.

A presto in sha’a Allah,

Tuo fratello,
Abedelbakki

Abedelbakki

Eterno studente di scienze islamiche, appassionato di storia islamica, filosofia e psicologia. Fondatore di www.vitaislamica.it

8 pensieri riguardo ““Presentare l’Islam”. Docente: il cugino del Profeta (s), Ja’far.

  • 11 agosto 2017 in 5:50 pm
    Permalink

    Direi; splendida riflessione. Bravo.

    Risposta
  • 22 agosto 2017 in 1:02 pm
    Permalink

    Salam. Grazie mille per l’articolo Abe, questi insegnamenti sono davvero preziosi. In quanto musulmani d’Europa ci si ritrova sempre in queste situazioni MODE interrogatorio. E per quanto possa essere stato scomodo, soprattutto una decina di anni fa quando non era facile trovare punti di riferimento così efficaci (soprattutto se non si conosce l’arabo), e che a certe domande che ritornava ripetutamente ci ritrovava incapaci di rispondere. Questa pressione mediatica associata anche alla curiosità di chi non conosce é stata una forza per noi, in quanto ha permesso ai musulmani interrogati di questionarsi costantemente sulle proprie conoscenze, avere consapevolezza di quante lacune si abbiano nei riguardi della propria religione e di cercare di rappresentare quanto al meglio l’immensità di ciò che é la religione dell’islam con gli strumenti che avevamo. Alhamdolillah. Grazie Abe per i tuoi articoli, le mail ed é un piacere seguire il tuo percorso spirituale su fb, percorso nel quale ci si ritrovano molti altri musulmani, me inclusa. Allah y 5alsek. Continua a scrivere e ad informarci.

    Risposta
    • 25 agosto 2017 in 9:40 am
      Permalink

      Salam alaikum 🙂

      Ti ringrazio molto per il feed back.

      Sono molto d’accordo con la tua analisi, sopratutto quando dici che questa pressione ci ha stimolato a conoscere meglio noi stessi, le nostre lacune e, aggiungo io, ci sta spingendo a formulare meglio il nostro pensiero.

      Ti ringrazio per l’incoraggiamento.
      Farò del mio meglio – districandomi tra i diversi impegni – per servire i lettori che seguono il blog.

      Abedelbakki

      Risposta
  • 2 ottobre 2017 in 11:42 am
    Permalink

    alhamdu-lillah mi piace moltissimo BARAK’ALLAH fiik wa djazaka ALLAH khairan.

    Risposta
  • 2 ottobre 2017 in 11:46 am
    Permalink

    barak ALLAH FIIK wa djazaka ALLAH khairan insha’ALLAH.

    Risposta

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