I 3 cattivi rappresentanti dell’Islam che devono scusarsi con gli atei.

In questo articolo parleremo dei 3 principali cattivi rappresentanti dell’Islam (il terzo di cui parlerò mi farà perdere molti dei miei lettori). E alla fine parleremo delle due caratteristiche che deve avere una persona alla ricerca di risposte sulla propria fede.

Pronti? Via!

Nonostante la consapevolezza religiosa islamica stia aumentando e nonostante i nuovi musulmani siano sempre di più, negli ultimi anni ho avuto modo di conoscere anche numerose storie di persone che si sono allontanate dalla religione fino a diventare non credenti.

Ho parlato con molte di queste, con l’intenzione di capire cosa può spingere una persona ad abbandonare la fede in un’epoca in cui i credenti sono in aumento, come indicano numerosi studi e articoli.

Con il confronto e l’esperienza mi sto sempre più convincendo di una cosa: la vera risposta a chi scappa dalla religione non sono le dimostrazioni dell’esistenza di Dio o tutti i ragionamenti – seppur validissimi e rigorosi – di cui spesso ci riempiamo la bocca.

Certo, con alcuni può funzionare, ma per la maggior parte delle persone l’origine del problema è un altro.

La vera risposta a queste persone sono…sincere e sentite scuse.

 

“Da parte di chi?” ti chiederai.

Premetto che in questo articolo mi concentrerò più sui musulmani, ma il discorso vale anche per le altre fedi della storia passata e di quella contemporanea.

Tornando alla nostra domanda…
…da parte di chi devono ricevere sincere scuse alcuni non credenti?

 

La metà della miscredenza in Dio nel mondo è causata dalle persone che rendono la religione negativa a causa del loro cattivo comportamento e della loro ignoranza.

(Al Ghazali)

Questa  frase di Al Ghazali è molto saggia ed è importante comprenderne il significato.

Lui sostiene che se dovessimo ricercare la causa per cui i non-credenti non hanno fede, troveremmo che nella metà dei casi il motivo principale sono i cattivi rappresentanti della religione.

Quindi chi deve chiedere scusa sono coloro che si sono eretti a rappresentanti della religione, in diversi ruoli e in diverse situazioni, facendo o sostenendo azioni o posizioni irragionevoli, stupide e addirittura opportuniste e disumane.

Per essere ancora più chiaro e schietto – a costo di apparire impopolare presso una certa categoria di persone – farò 3 esempi.

1) Devono chiedere scusa molti imam e guide religiose che hanno perso il contatto con la realtà in cui vivono. Non conoscono i problemi dei fedeli e non ne comprendono le esigenze.

Queste persone predicano con una logica lontana da quella attuale, toccano argomenti lontani dal nostro mondo e dimenticano i problemi veri.

E nel momento in cui il mondo ha più bisogno di soluzioni ai grandi problemi che lo affliggono, molte guide trattano argomenti estranei a quest’epoca e si dimostrano incompetenti su numerosi fronti.

Sono a contatto con diverse guide religiose che discutono ancora della data di inizio e della fine di Ramadan, mentre nel mondo dilaga la povertà, i sistemi finanziari tradizionali hanno fallito portando a una crisi economica generalizzata, l’ateismo si sta insinuando nelle menti di alcuni musulmani e tanto altro.

Per non parlare degli Imam che sostengono ancora che il Sole ruota attorno alla Terra e che l’uomo non è mai stato sulla Luna.

Questo porta molte persone a pensare che la religione islamica sia qualcosa di arretrato, qualcosa di incompatibile con la modernità e con il progresso e quindi se ne allontanano.

Quindi questa è la prima categoria di persone che deve chiedere scusa…ma non è l’unica.

2) Devono chiedere scusa anche tutti quei governanti che hanno sfruttato e che sfruttano alcuni precetti religiosi, vietando ai credenti di rivendicare i propri diritti. Facendo così fanno apparire l’Islam come uno dei tanti strumenti escogitati dai politici per dominare le masse e per sottomettere i popoli.

Questi governanti oscurano il fatto che devono adempiere ai propri doveri, per poter pretendere l’obbedienza da parte dei popoli.

Al-Husayn (r) stesso – il nipote del Profeta (s) – guidò una rivoluzione contro il governante del suo tempo. Colui che il Profeta (s) descrisse come “sayyd shabab al-janna”, insieme a sua fratello Al-Hasan, ovvero “il leader/il signore dei giovani del paradiso”.

In futuro scriverò un articolo sulla sua storia avvincente, se Dio vuole. Iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato. Clicca qui.

Tornando a noi, tutto questo era per dire che l’Islam non è uno strumento nelle mani dei tiranni per sottomettere i popoli. Tutt’altro.

I migliori musulmani, ovvero i compagni del Profeta (s), erano spiriti liberi indomabili e rimproveravano i governanti ingiusti a tutti i costi.

Quindi è vero che l’Islam insegna ad obbedire alla legge e alle autorità, ma questo non significa che l’autorità non è contestabile in nessuno dei casi e che il governante possa fare quello che vuole a discapito del popolo.

Quindi fin’ora abbiamo detto che i governanti opportunisti e le guide religiose fuori dal mondo sono due dei principali “colpevoli” dell’abbandono della religione da parte di alcuni credenti.

Ma oltre a questi, c’è un’altra categoria che deve chiedere scusa e so che riceverò molte critiche nel citarla.

Di chi si tratta?

3) Parlo di alcuni genitori.
Ho lavorato molto sia con i giovani, sia con i genitori. Ho fatto spesso da mediatore in situazioni di conflitto e ho notato che spesso i genitori fanno fuggire a gambe levate i figli (e soprattutto le figlie) dalla religione.

L’Islam ci insegna a rispettare i nostri genitori. Nel Corano troviamo questo versetto: “…parla loro con rispetto, e inclina con bontà, verso di loro, l’ala della tenerezza”.

Ed è giusto così: ci hanno cresciuto, hanno faticato per noi, ci hanno garantito la sicurezza, l’affetto e tantissimo altro ancora. Il rispetto e l’umiltà nei loro confronti è il minimo che si possa fare per dimostrare riconoscenza.

Il problema però sorge nel caso in cui:

  • demonizzano i dubbi e le domande che può avere un figlio o una figlia sulla propria fede, ordinando di spegnere il cervello riguardo alla religione;
  • pretendono obbedienza in questioni su cui possono solo consigliare (matrimonio, percorso professionale…);
  • compiono ingiustizie discriminando tra figli maschi e figlie femmine;
  • ecc…

E tutte queste problematiche sono frutto dell’ignoranza nei confronti delle indicazioni religiose.

So che potrei perdere qualcuno dei miei lettori toccando tasti così delicati. E’ raro che qualcuno osi criticare gli imam o i genitori…

Tuttavia insisto, perché in verità per me è molto più importante dire a quelle persone che hanno una cattiva immagine dell’Islam – per via di alcuni suoi cattivi rappresentanti – di non costruire il proprio giudizio basandosi su alcune esperienze negative.

Per queste persone ho un consiglio fraterno.

Il consiglio è di…
…RICERCARE CON SINCERITA’ E METODO

Cosa si intende?
Vediamo di entrare un attimo di più nello specifico.

Ricercare con sincerità: avere il desiderio spassionato di cercare la Verità. Mettere da parte ciò che ci fa comodo e ricercare ciò che è Giusto. Mettere da parte la convenienza e ricercare il Bene.

Ricercare con metodo: ascoltare più punti di vista possibili, conoscere le critiche dei vari punti di vista, mettere insieme il tutto e uscire con una propria posizione.

Quindi quando dico “ricercare con sincerità e metodo” non vale andare a fare un paio di domande all’ Imam della moschea, ai genitori o a qualche amico apparentemente preparato sulle questioni della fede.

Sì, potrebbe essere un inizio, ma 9 volte su 10 queste persone non sono in grado di darti risposte soddisfacenti.

In Italia raramente un Imam di una moschea è preparato su questioni esistenziali o su argomenti controversi. Quindi è tuo compito approfondire la ricerca, cercare persone, libri e fonti all’altezza delle tue domande.

Ho passato anche io una fase della mia vita in balia di dubbi e perplessità e alhamduliLlah la mia fede ne è uscita più forte che mai. Ecco perché vedo di buon occhio chi comincia a porre domande; perché sono sicuro che se si va fino in fondo, con metodo e sincerità, poi le risposte si trovano, con il permesso di Dio.

Una cosa che ho scoperto nella mia fase di ricerca è che non esisteva una mia domanda alla quale i sapienti e gli studiosi non avessero risposto. All’inizio mi sentivo un piccolo genio, perché in moschea facevo domande che mettevano in crisi i miei interlocutori.

Ma quando ho incontrato persone e fonti all’altezza dei miei dubbi, ho scoperto che – per quanto sottili potessero essere le mie perplessità – c’era già chi le aveva avute prima di me e c’era già chi aveva risposto ampiamente. Quello che dovevo fare era solo avere la pazienza di leggere e ascoltare più punti di vista possibili prima di giungere alle conclusioni.

Quindi, andando verso la conclusione dell’articolo, quando ti dico di RICERCARE CON SINCERITA’ E METODO, è sotto inteso che ti sto dicendo due cose:

  1. non basare la tua opinione dell’Islam su alcuni cattivi – e/o ignoranti – sedicenti “rappresentanti”: che sia un Imam, un politico o addirittura un plurilaureato in scienze islamiche. Non significa niente. Vai più a fondo, cerca altrove, e troverai le tue risposte.
  2. La seconda cosa che vorrei dirti potrebbe risultare antipatica, ma la dirò lo stesso: non adagiarti sul dubbio.“Cosa significa?” mi dirai.Mi spiego subito: avere dubbi su una determinata posizione o tema non significa che la posizione opposta sia automaticamente corretta.
    Significa che devi verificare e confrontare, e poi decidere come agire.

    Sembra una banalità, ma ci tengo a puntualizzare questo punto in quanto ad alcune persone appena sorge il dubbio o sentono un’argomentazione che mina la loro precedente credenza, automaticamente si comportano come se la posizione opposta sia automaticamente giusta, senza ricercare, confrontare ed approfondire.

    Queste persone se hanno perplessità (scaturite da dubbi) su una determinata posizione, passano direttamente alle conclusioni, screditando la posizione e chi la sostiene, senza andare più a fondo e mettersi in dubbio.

Prima di chiudere l’articolo, voglio dire ancora due cose:

La prima cosa riguarda un’accusa molto ricorrente: molti dicono che questa gente che abbandona la religione al primo dubbio, senza prendersi la briga di approfondire e ricercare seriamente, lo fa perché aspettava solo una scusa per “liberarsi” da certi impegni che richiede l’Islam.

A me sinceramente non interessa indagare sulle intenzioni delle persone. Quello che mi interessa è che tutti abbiano a disposizione tutte le informazioni chiare per poter compiere una scelta consapevole.

Quindi faccio notare una cosa che forse sfugge ad alcuni: qui non stiamo parlando della scelta di un vestito per una festa o di una macchina da acquistare.

Qui stiamo parlando di una decisione che farà la differenza per tutta la vita. E non solo.  Qui è in gioco l’eternità.

La seconda cosa, e con questa chiudo l’articolo, è che LA RICERCA NON FINISCE MAI. C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, c’è sempre un nuovo punto di vista che potrebbe mettere in crisi alcune argomentazioni, ci sono sempre nuove domande e nuove sfide intellettuali da affrontare.

La soluzione è ancora una volta la stessa: RICERCARE CON METODO E SINCERITA’.

Il primo versetto del Corano che è stato rivelato al Profeta Muhammad (s) è: “IQRA”, ovvero LEGGI!

 

 

Leggere, ascoltare, confrontarsi, ragionare, discutere…questa è la vita del musulmano.
E questa è la vita dell’essere umano.

Finalmente ho finito.
Al prossimo articolo, con il permesso di Dio.

Tuo fratello,
Abedelbakki

Ps. questo blog è nato anche per fornire informazioni e contenuti per chi sta cercando la sua strada e per chi vuole conoscere meglio l’Islam. Iscriviti alla newsletter per rimanere sempre aggiornato. Clicca qui.

Abedelbakki

Eterno studente di scienze islamiche, appassionato di storia islamica, filosofia e psicologia.

Fondatore di www.vitaislamica.it

3 pensieri riguardo “I 3 cattivi rappresentanti dell’Islam che devono scusarsi con gli atei.

  • 12 gennaio 2018 in 10:39 am
    Permalink

    Molto dell’articolo dell’amico Abe è sottoscrivibile anche per quanto riguarda il mondo cristiano. Siamo noi, la nostra vita, le tradizioni/convinzioni non giustificabili nel mondo attuale, ad essere fonte di antievangelizzazione.

    Poi, come dice il cardinal Martini, bisognerebbe distinguere non fra credenti e non-credenti, ma fra pensanti e non-pensanti. L’ateo o il credente per comodità, che non si interrogano, hanno sbagliato tutto.

    Risposta
    • 12 gennaio 2018 in 6:07 pm
      Permalink

      È esattamente così, la fede è una questione di fondamentale importanza nella vita di ognuno, ricercare la verità o almeno impegnarsi nel conoscere la propria deve essere una cosa ovvia, ma non lo è. Alcuni cristiani hanno avvertito questo fenomeni e hanno creato associazioni come l’UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali), che si impegnano a presentare la religione anche a livello razionale e logico.
      Secondo me questo deriva anche da una politica della chiesa che traeva benefici da un credente che non conosce la religione, mi riferisco a molto tempo fa. Un esempio banale è la traduzione della Bibbia in volgare per farla comprendere al popolo, questa rivoluzione è arrivata molto tardi e la gente era comunque felice di ascoltare la messa in latino senza capire.
      Questo però era in un tempo dove anche solo mettere in dubbio l’esistenza di Dio, non era socialmente accettato, adesso i tempi sono cambiati molto e la chiesa subisce gli errori del passato.
      Quindi se per la chiesa, poteva far comodo una comunità non informata, dal punto di vista islamico sarebbe un controsenso essendo che l’Islam stesso incentiva ad informarsi, nonostante questo molte comunità islamiche (sia tempo fa che ora), sono vittime di ignoranza.
      La differenza sostanziale sta nel fatto che nel primo caso è l’istituzione che ha la “colpa”, nel secondo è solamente il fedele e comunque solo una parte.
      Questa è la mia analisi personale e criticabile. 🙂

      Risposta

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